Remediation for dummies

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Cos’è la “remediation” e cosa c’entra coi New Media?

Di Daniele Gigli

Tra i non pochi temi interessanti, l’intervista ad Angela Maiello ha messo in risalto il concetto di remediation. Che non è – come i traduttori on line ci suggeriscono – l’attività di bonifica di un terreno, ma un neologismo coniato nel 1999 da Jay D. Bolter e Richard Grusin e reso comunemente in italiano come “rimediazione”.
Il termine dà il titolo al libro Remediation. Understanding New Media, pubblicato nel 1999, in cui – sintetizzando all’estremo – tentano di dimostrare come ogni nuovo mezzo di comunicazione non distrugga né sostituisca per intero il precedente, ma piuttosto lo “rimedi”. Come ne realizzi, cioè, le “promesse mancate”, venendo a sua volta “rimediato” in una reciproca influenza tra media vecchi e nuovi.
Interessante? Molto, e sempre più attuale nel nostro quotidiano vivere immersi in una realtà ibrida, in cui on-line e off-line si intrecciano senza soluzione di continuità.

Per rendere giustizia alla vastità e del peso delle questioni poste, ecco allora qualche indicazione per chi volesse iniziare ad approfondire il tema. Anzitutto il libro in oggetto: Remediation. Understanding New Media, The MIT Press, Cambridge (MA) 1999 (trad. it. Remediation. Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi, a cura di Alberto Marinelli, Guerini e Associati, Milano 2002). Quindi, per meglio intendere il background da cui la riflessione dei due autori nasce, l’opera cui essi fanno costantemente riferimento, assumendone alcune posizioni e contestandola altrove: si tratta della pietra miliare di Marshall McLuhan, Understanding Media. The Extensions of Man, McGraw-Hill, New York 1964. Tradotto in italiano nel 1967 come Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano, è oggi reperibile con il titolo: Capire i media. Gli strumenti del comunicare, prefazione di Peppino Ortoleva e postfazione di Paola Pallavicini, Il Saggiatore, Milano 2011.
Ma visto che il nesso tra gli autori e il pensiero di McLuhan è tutt’altro che pacifico, non è certo senza utilità leggere le precoci e interessanti critiche espresse da Antonio Tursi, senior fellow al McLuhan Centre for Culture and Technology  in una vecchia ma attentissima recensione: http://www.recensionifilosofiche.it/crono/2004-04,05/bolter.html#top.
Se è innegabile la sua diffusione nelle vite di tutti, quindi, vediamo quindi che c’è ancora molto da capire sulla natura della rimediazione. Da queste righe, un punto di partenza per iniziare a pensarci, per provare a governarla più di quanto lei governi noi.

TL;DR

Tempo di lettura: 15’’

La “remediation,” introdotta da Bolter e Grusin nel 1999, descrive come nuovi media non sostituiscano i vecchi ma li rielaborino, realizzandone le promesse mancate. Fondamentale per capire il concetto è il libro Remediation. Understanding New Media e il lavoro di McLuhan. L’articolo evidenzia come la remediation riflette il nostro vivere in una realtà ibrida tra online e offline, la cui natura è ancora da approfondire.

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